A ROMA:
JOSE GALLEGOS Y ARNOSA
Josè Gallegos nacque a Jerez de la Frontera
il 3 maggio 1857. Suo padre era commerciante di vini
nel paese classico della produzione del famoso Xeres.
Il fiorente commercio paterno non piaceva a Josè
Gallegos, che preferì recarsi a Madrid ed iscriversi
all’Accademia di Belle Arti, dove seguì
gli indirizzi della scuola di pittura di Mariano Fortuny,
morto Roma nel 1874 [a ricordato da una lapide posta
in Via Flaminia n. 122, su di un muro dell’antica
vigna Riganti, ormai fatiscente, destinato all’abbattimento].
In età molto giovane, Gallegos soggiornò
a Tangeri, dove eseguì interessanti studi di
ambiente africano che, successivamente esposti in una
"personale" di pittura e disegni all’Accademia
di Madrid, ebbero lusinghiera critica e favorirono l’affermazione
del giovane artista. A Tangeri compose, tra l’altro,
un grande quadro dal titolo "I1 bottino di guerra",
che oggi si trova alla Galleria d'Arte Moderna della
città di Buenos Aires.
Per scopo di studio venne verso il 1884 a Roma, luogo
che in quell’epoca richiamave artisti da tutti
i paesi. A Roma operò fino all’età
di 60 anni, lasciando la vita il 20 settembre 1917 a
Nettuno, dove si trovava per un periodo di riposo dopo
grave malattia.
José Gallegos sposò nel 1887 Giuseppina
Trelanzi, milanese di nascita, che viveva a Roma presso
una zia: dalla cara e bella consorte ebbe quattro figli,
tuttora viventi. Questa gentile creatura morì
nel 1897; il vedovo si risposò con una gentildonna
inglese, Constance Harding, dalla quale ebbe altri 5
figli, di cui due viventi.
Il pittore lavorò a Roma molto intensamente
e con buon guadagno. I suoi quadri venivano immediatamente
venduti tramite abili intermediari che li collocavano
soprattutto in Germania, Francia, e Inghilterra, paesi
nei quali i lavori di Gallegos trovarono largo interessamento
e accoglienza per tanti anni. Da ogni quadro il pittore
realizzava tra le 2 e le 4,000 lire, e ciò fino
al 1915 quando la guerra bloccò il mercato tedesco
e successivamente gli altri. Tanto per dare un’idea
dell’odierna valutazione delle opere di questo
artista, diremo che in un’asta tenutasi a Londra
nel 1958 il suo olio qui riprodotto, dal titolo "Nella
Cattedrale di Siviglia" fu acquistato da una noto
collezionista per la somma di 3.800.000 lire. Il grande
giornalista Hearst volle avere un quadro di Gallegos
per la sua nota collezione: tale quadro vi figura tuttora
e rappresenta una donna vestita in costume andaluso,
in preghiera nella chiesa inferiore di S. Francesco
in Assisi. Per Assisi, Gallegos aveva un affetto particolare:
Ia religiosità e la trauquillità del luogo
(ormai purtroppo perduta!) lo ispiravano e lo eccitavano
a produrre a ritmo serrato. Ogni anno passava qualche
settimana nella città di S. Francesco in compagnia
dell’eccellente scultore, ed anche pittore, Mariano
Benlliure, suo conterraneo. Con questo e con i connazionali
Salinas (Pablo e Agostino fratelli), Villegas, Poveda
(ottimo acquarellista), Barbasan e Barbudo, il Gallegos
costituiva in quell’epoca la rappresentanza più
eletta degli artisti spagnoli in Italia.

Processione nella cattedrale di Siviglia
Il nostro pittore ebbe vita facile: guadagnava bene,
perché produceva senza sosta e prontamente vendeva;
sicché, al contrario della maggior parte dei
suoi colleghi di allora, italiani e stranieri, non conobbe
mai difficoltà finanziarie. Aveva una ricca abitazione,
prima al Babuino, poi nel Palazzo Bachetoni in Corso
Umberto, e infine nel bel palazzetto della Civiltà
Cattolica a Ripetta angolo Via Brunetti, oggi dell’INAIL.
Si costruì anche un grazioso e vasto villino
ai Parioli, non lontano dall’attuale Piazza Ungheria,
allora aperta campagna e luogo considerato di villeggiatura.
Aveva carrozza e cavalli e sempre 3 o 4 cani di razza
per la caccia, della quale era appassionatissimo.
Al n. 54 di Via Margutta Gallegos possedeva un grande
studio con belle cose antiche e ricche decorazioni.
L’ambiente aveva due finestre, sul Collegio S.
Giuseppe e verso il Pincio. [Oggi questo studio è
occupato da un pittore americano]. A lui confinante
fu per alcuni anni la dimora del musicista Francesco
Paolo Tosti con la moglie, una inglese entusiasta di
Roma. Le più belle modelle erano stipendiate
dal pittore a 5 lire al giorno, con obbligo di rimanere
nello studio, lavorassero o no, per un certo numero
di ore durante la giornata. Queste avvenenti ragazze,
talune delle quali contrassero poi fortunati matrimoni,
davano un tono di grazia e di civetteria all’ambiente
severo e carico di ornamenti, tipico della tradizione
spagnola.

Non molti avevano accesso allo studio: i famigliari,
qualche buon amico, rari personaggi. Di carattere altero
e piuttosto freddo, Gallegos disdegnava la reclame e
l’esibizione: sicché rarissimo era vederlo
in ricevimenti mondani, anche se dati dalla rappresentanza
diplomatica del suo Paese, o in feste bandite allora
con tanta frequenza e successo dagli artisti operanti
in Roma, specie in occasione del Carnevale. Schivo era
pure dal partecipare ad esposizioni ed a mostre: nelle
pochissime in cui fu presente raccolse consensi e premi.
Una medaglia d’oro gli fu conferita personalmente
dall’Imperatore di Germania per un quadro presentato
in una esposizione internazioniale d’arte tenutasi
a Berlino nel 1891.
Uomo di gusti raffinati, elegante e ricercato nel vestire,
taciturno, onesto e indefesso lavoratore, aveva quattro
grandi amori che lo accompagnarono fino alla morte:
Roma, la famiglia, la pittura, la caccia. La sua produzione,
vastissima, é sparsa per tutto il mondo. La Galleria
d’Arte Moderna di Madrid ha in esposizione permanente
un suo quadro; i figli e la vedova Constance hanno ancora
qualcosa di lui. Tempo fa un noto collezionista tedesco,
aveva in animo di organizzare una mostra postuma per
onerare questo eccellente artista, ma poi ne fu dissuaso
per la difficoltà di reperire un sufficiente
numero di lavori.
Come conclusioni critiche, diremo che la natura spagnola
di questo pittore si rileva nella esuberanza delle composizioni,
nella ricchezza del contenuto, nel tono caldo che dominano
ogni opera. Attratto agli inizi della sua vita artistica
dall’impressionismo francese, come è testimoniato
da pochi lavori giovanili ancora reperibili in famiglia,
Gallegos fu ricondotto dal clima artistico ilaliano
e dai contatti con celebri pittori dell’epoca
(Mancini, Michetti ed altri) al suo vero sentimento,
dominato dalle tradizioni e dalla religiosità
della sua terra e non immemore della prima formazione
del suo gusto a Madrid. I soggetti che egli predilesse
e illustrò — interni di celebri cattedrali
spagnole, di costruzioni moresche, di chiese italiane
barocche; processioni religiose; movimenti di masse
nei quali i costumi hanno il sopravento in uno sfarzo
di giochi di luce - confermano la solidità e
la personalità delle doti architettoniche e scenografiche
del pittore, congiunte alla padronanza di una efficacissima
tavolozza e di un pennello quanto mai sicuro che egli
si compiacque anche di far divagare in dettagli con
rara abilità di miniaturista di gran classe.
Ricordare Josè Gallegos è andare col
pensiero ad un artista che di Roma sentì tutto
il fascino e amò Roma come un figlio, con la
passione che può scaturire dalla sensibilità
di un nobile animo spagnolo.
CORRADO TRELANZI
Direttore responabile NELLO PALOMBI
N. 315 del Registro Starnpt. Trib. di Roma 12-7-1948
- Arti Graflche F.111 Palombi -Roma